-POLISEMIA-

LINGUAGGI

 

 

 

 

LINGUAGGIO VERBALE:

Convenzionale, strutturato, codificato (codice forte)

LINGUAGGIO VISUALE:

Emozionale, non strutturato, polisemico (codice debole)

Più il contesto è definito, meno ampia è la possibilità di interpretazione soggettiva.

 

- VEDERE E' PENSARE -

 

 

VEDERE E’ UN PROCESSO MENTALE

Il cervello trasforma l’atto del
GUARDARE
in quello del
VEDERE

Faeta F. (1995), Strategie dell'occhio, Angeli, Milano

 

 

VEDERE:
Selezionare
Riconoscere
Categorizzare
Significare
Interpretare

 

 

 

La VISIONE è un prodotto della MENTE

Se non si possiede l'immagine mentale di un oggetto non si riesce a VEDERLO

 

 

L'atto del vedere è un atto di

SELEZIONE E MESSA IN RELAZIONE

 

Arnheim A. (1974), Il pensiero visivo, Einaudi, Torino (ed. orig.: 1969)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vedere è tuttavia anche

INTERPRETARE

quando richiamiamo alla mente qualcosa, l'immagine non sarà mai copia esatta della realtà, ma una sua interpretazione, nella quale gioca un ruolo fondamentale la ricostruzione del passato che la nostra mente compie nel presente

 

 

anche le PAROLE che usiamo nel nostro pensiero, prima ancora di formulare una frase, esistono nella nostra coscienza sotto forma di immagini

 

 

 

 

 

 

VISUALISING

"Noi visualizziamo per creare nuovi concetti: per identificare e ordinare relazioni metaforiche e logiche fra i concetti esistenti e per rendere chiare le espressioni"

Grady J. (1999), Le potenzialità della sociologia visuale, in Faccioli P. e Harper D., Mondi da vedere,

 

VISUALIZZARE è quindi fare un’affermazione sulla realtà
ossia
presentare un punto di vista
(es: fotografia colonialista)


Ogni cultura ha il suo punto divista, ma non lo stesso potere di visualizzazione
(es: i colonizzati non fotografavano i colonizzatori)

 

 

FUNZIONI DELL'IMMAGINE

(tra interpretazione e soggettività)

 

 

Le immagini pittoriche (artistiche) e quelle fotografiche hanno un diverso rapporto con la realtà

le prime sono una traduzione (o un'immaginazione) della realtà

le seconde sono riprodotte (dalla luce) dalla realtà

....ciò però non signfica che le seconde siano RAPPRESENTAZIONI OGGETTIVE DELLA REALTA'

 

...tuttavia l'immagine fotografica mantiene un

RAPPORTO INDICALE

con la realtà

 

di conseguenza la fotografia è

un' ESPRESSIONE SOGGETTIVA DI UN REALE CHE è ESISTITO DI FRONTE ALL'OBIETTIVO

 

 

 

(...questo almeno nell'epoca ANALOGICA

nell'epocadella simulazione DIGITALE l'indicalità viene DEPOTENZIATA se non ELIMINATA)

 

il rapporto fra indicalità e soggettività è alla base delle funzioni delle immagini:

 

FUNZIONE SOSTITUTIVA = l'immagine è SURROGATO DELLA REALTA, UN COME SE, ed ha una valenza EMOTIVA

FUNZIONE DOCUMENTARIA = l'immagine mostra un fenomeno ed ha valenza CONOSCITIVA

FUNZIONE ARTISTICA = l'immagine non sostituisce niente ed ha valenza ESTETICA

 

 

INTERPRETARE LE IMMAGINI

 

 

 

 

 

 

POISEMIA = LA VISIONE E’ SOGGETTIVA

L’interpretazione è un processo che si colloca a metà strada tra il significato immesso da chi ha prodotto l’oggetto ed il significato di chi ne fruisce

 

 

 

 

La differenza fra il linguaggio VISUALE e quello VERBALE sta nel fatto che il primo possiede una qualità PRE-LOGICA cioè viene prima dell'elaborazione e del pensiero astratto

 

 

Significante e significato
L'azione reciproca fra il significante e il significato, cioè gli elementi che costituiscono il segno, costituiscono la Semeiotica

de Saussure F. (1959), Course in General Linguistics, Philosophical Library, New York.


La relazione fra i segni spazia tra l'inevitabilità (dove il significante può essere l'indicatore fisico di un'azione, come il ringhio di un cane e la potenziale aggressione) alla convenzionalità (dove la relazione è interamente costruita, come nel caso della rosa rossa e della passione).

 

Peirce [1980] ha definito tre gradi di astrazione della relazione tra significante e significato:
il segno inevitabile è un indice,
il segno arbitrario è un simbolo,
mentre il segno che racchiude entrambi gli elementi è un'icona.
Nel segno iconico il significante e il significato sono correlati per mezzo di una somiglianza o analogia.

Peirce C.S. (1980), Semiotica, Einaudi, Torino.

 

_ -


Al di fuori di questa triade (indice - simbolo - icona ) le immagini sono tutte soggette al loro paradosso intrinseco, ovvero ad una condizione di debolezza che può trasformarsi in forza e viceversa:

 

 

L'IMMAGINE per Barthes è ANALOGON del reale

Il passaggio dal reale all'immagine non implica infatti una trasformazione del primo, ma solo una sua riduzione di colore e di prospettiva. In altri termini, questo significa che tale passaggio non implica una scomposizione dell'oggetto in unità ed una costituzione delle unità in segni, cioè non occorre passare attraverso un codice

 

e di conseguenza L'IMMAGINE FOTOGRAFICA è un MESSAGGIO SENZA CODICE...

 

(....da qui la sua POLISEMIA......che può esere ridotta solo dalla DIRETTIVITA' del linguaggio VERBALE)

 

 

L'assenza di codice si riferisce al significato DENOTATIVO, mentre nel significato CONNOTATIVO è possibile rintracciare il senso di chi ha scattato la foto...senso che a sua volta è legato ai valori culturali di riferimento

In immagini diverse da quelle fotografiche il messaggio connotato (lo stile della riproduzione) è riconoscibile in modo immediato ed evidente. Nella fotografia, al contrario la connotazione «non è sempre percepibile immediatamente a livello del messaggio stesso (essa è per così dire, al tempo stesso invisibile e attiva, chiara ed implicita) ma si può inferire già da certi fenomeni che avvengono a livello della produzione e della recezione del messaggio».

 

 

 

da qui il PARADOSSO DELLA FOTOGRAFIA secondo Barthes:

nella foto coesistono due messaggi: il primo, DENOTATO, senza codice e il secondo CONNOTATO, con un codice (il senso dell'autore).

Il paradosso sta nel fatto che il MESSAGGIO CONNOTATO (o codificato) si sviluppa a partire da un MESSAGGIO SENZA CODICE

 

 

 

quindi nell'immagine non esiste un messaggio che sia puramente DENOTATO, poichè, a differenza della parola il significato denotativo e quello connotativo NON SONO SCINDIBILI

Barthes R. (1980), La camera chiara, Einaudi, Torino (ed. orig.: 1980).

 

 

 

A questo la domanda è: le immagini parlano da sole?

La difficoltà (o impossibilità) a scindere il messaggio denotato da quello connotato comporta inevitabilmente che l'osservatore si orienti ad interpretarle secondo il senso che l'autore (e il suo background culturale) ha voluto imprimerle? Quanta forza ha il codice del messaggio che si sviluppa dal messaggio senza codice?

 

La risposta è che si tratta di un codice debole, passibile di traduzioni e interpretazioni soggettive perché ambiguo è il messaggio connotato, dal momento che risulta dall'interazione fra oggetto fotografato, soggettività del fotografo e caratteristiche tecniche della macchina, a cui va aggiunta la soggettività dell'osservatore: le foto assumono significato dal modo in cui le persone coinvolte le capiscono, le usano e le interpretano

Becker H. (1995), Visual Sociology, Documentary Photography and Photojournalism: it's (Almost) All a Matter of Context, " Visual Sociology", 10, n.1-2: 5-14.

 

 

cio vale a dire che :

il processo del vedere è un'interazione dinamica fra il fotografo, l'osservatore e l'immagine e il significato di quest'ultima è attivamente costruito, non recepito passivamente

 

Schwartz D. (1989), Visual Ethnography: Using Photography in Qualitative Research, "Qualitative Sociology", vol. 12, n. 2: 119-153.

 

 

L'immagine ha bisogno di un contesto affinché la sua interpretazione vada nel senso voluto dall'autore.


Un'immagine senza contesto ci dice che l'oggetto rappresentato è realmente esistito, che è stato visto in un certo modo dal fotografo, ma ci dice poco sul significato della sua esistenza.

 

Al pari di tutti gli oggetti culturali, le immagini fotografiche assumono il significato dal loro contesto.


A fronte dunque del codice forte presente nella comunicazione verbale (il codice linguistico), in quella iconica esso è assente o comunque debole [Eco 1968], con la conseguenza che le immagini sono polisemiche [Barthes 1985], cioè capaci di generare molti significati ed interpretazioni nel processo di osservazione.

Eco U. (1985), La struttura assente, Bompiani, Milano (I ed. 1968).

Barthes R. (1985), L'ovvio e l'ottuso, Einaudi, Torino (ed. orig.: 1982).

 

 

 

 

Come fa un'immagine a diventare un‘ indicatore sociologico di natura iconica?

(immagine sociologica)

 

La fotografia può esser un'immagine sociale, ossia frutto di un'attività umana e come tale ha valore funzione nella società

la fotografia può essere un'immagine del sociale, ossia rappresentare e descrivere fenomeni sociali sulla base della visione soggettiva del fotografo


la fotografia può esser un'immagine sociologica, quando soddisfa procedure legittimate sul piano metodologico.

In altre parole il lavoro fotografico dev'essere guidato da idee e da ipotesi teoriche; il sociologo deve imparare a tradurre i concetti sociologici in immagini, allo stesso modo in cui sociologo che lavora con fonti scritte verbali deve saperle tradurre in variabili e in indicatori di rilievo.

Se consideriamo il modo in cui i sociologi e i fotografi utilizzano i concetti, vediamo che i primi partono da idee astratte verso specifici fenomeni osservabili, visti come indicatori o incarnazione di quel idee, mentre i secondi seguono un percorso inverso: partono dall'immagine verso la loro soggettiva traduzione in concetti.

Grado di iconocità dell'immagine: "e dato dalla capacità intrinseca della foto di registrare un certo tipo di realtà, dalla validità di contenuto, ossia dalla sua capacità di portarsi come indicatori visivo rispetto al concetto di riferimento [mattioli]

 

Cipolla (1993) offre una serie di criteri affinchè l'immagine diventi un'idicatore visuale di un concetto

Cipolla C. (1993), L'apporto della comunicazione iconica alla conoscenza sociologica: un bilancio metodologico, in Cipolla C. e Faccioli P. (a cura), Introduzione alla sociologia visuale,

Detti criteri possono essere così riassunti :


- nella validità, cioè in un principio di corrispondenza fra immagini e concetto, che può essere tradotto in pratica tramite il ricorso a meccanismi logici, concorrenziali, teorici;


- nell'attendibilità, cioè in un principio di credibilità tecnica, che rinvia ad una preparazione professionale e ad una strumentazione operativa del massimo livello;

 


- nella comparabilità, cioè in un principio di confrontabilità secondo codici definiti, che apre le porte ad una logica e ad un agire di tipo relazionale;

 

- nella coerenza, cioè in un principio di compatibilità dentro una determinata strategia euristica, che connette le icone alla rete complessiva delle ipotesi della ricerca;

 

- nella convergenza, cioè in un principio di congruenza con immagini collaterali, il quale ci impone che il senso di un'icona non sia incrinato da immagini da essa distanti, comunque successive ed esterne alla ricerca [Cipolla 1993: 30].

quindi:

NON BASTA UTILIZZARE DELLE IMMAGINI PER FARE DELLA SOCIOLOGIA VISUALE. E' NECESSARIO ACCERTARSI DEL LORO GRADO DI ICONICITA'...

 

 

 

 

 

 

DA QUI IL QUESITO:

COME SI LAVORA CON LE IMMAGINI?

 

E' NECESSARIO DISTINGUERE 3 AREE OPERATIVE

1) SOCIOLOGIA CON LE IMMAGINI: foto-stimolo / produzione soggettiva di immagini / ricerca sul campo

2) SOCIOLOGIA SULLE IMMAGINI: interpretazione / spiegazione

3) RESTITUZIONE: visualizzazione / produzione di saggi visuali