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Le due anime della sociologia visuale
di PATRIZIA FACCIOLI
(Dipartimento di Sociologia , Università di Bologna)

È mia opinione che la sociologia visuale abbia due anime, essendo nello stesso tempo una metodologia e una disciplina autonoma.
In quanto metodologia le sue tecniche di indagine possono essere applicate a praticamente tutti i campi disciplinari della sociologia: il lavoro, la famiglia, la devianza, il territorio, la comunicazione, ecc., così come anche alle discipline affini, quali l'antropologia o la psicologia. Vero. Ma se anche la pensiamo come una metodologia, dobbiamo ammettere che essa è in grado di fornici delle informazioni che non riusciremmo ad ottenere altrimenti. Il photographic fieldwork ci consente di registrare i movimenti dei flussi culturali nel loro manifestarsi visualmente. Le tecniche di photo-elicitation e di native image making, si basano sulla natura polisemica dei dati visuali, così che la loro interpretazione e la loro produzione rifletterà i "ways of seeing" dei soggetti della ricerca. Stimolare un'interpretazione significa far emergere un punto di vista. Stimolare un'interpretazione significa dare al soggetto la possibilità di una lettura "altra", non conforme. Significa aumentare il suo potere, il potere di contrapporre il proprio punto di vista a quello che il flusso continuo di immagini ci offre e tende a farci assumere come nostro. E significa anche scavare nel suo immaginario, facendo emergere i contorni della sua "comunità immaginata" .
In quanto disciplina autonoma, la sociologia visuale deve avere un suo peculiare ambito di studio. Quale? Si possono individuare almeno due specifici campi d'indagine, che sono i processi di visualizzazione e le pratiche della vita quotidiana (che cosa fa la gente con le immagini?).
La visualizzazione è una pratica di potere, potere di definire, rendendole visibili, le differenze sociali e culturali, e di controllarle. Lavorare sulla visualizzazione significa allora analizzare i dati visuali che ci sommergono per decostruirne i diversi strati di significato, individuarne il contesto di produzione e le ideologie veicolate. In altri termini, si tratta di decostruire per ricostruire i modi in cui producono le differenze in termini di classe, razza, sesso e genere.
Studiare le pratiche della vita quotidiana significa osservare i modi in cui gli individui, nella vita quotidiana, usano il linguaggio visuale come canale privilegiato di comunicazione. Fare ricerca su "quello che fa la gente con le immagini" significa studiare come le dimensioni visuali della globalizzazione vengono tradotte in comunicazione visuale per negoziare e scambiare i significati, per affermare appartenenze ed esclusioni, per definire le identità nel passato, nel presente e nel futuro, per dare un senso al quotidiano e per comunicare con gli altri. La produzione (come nel caso dei family album), lo scambio (come nel caso delle immagini inviate tramite i telefoni cellulari o internet) e tutte le pratiche della vita quotidiana associate alla comunicazione visuale possono essere analizzate come interpretazioni ed affermazioni sulla realtà. Ed è in questo ambito, credo, che si stanno continuamente aprendo scenari nuovi, legati alle tecnologie di visione e di visualizzazione, che vanno a modificare le relazioni sociali e i processi di costruzione del senso e delle identità.

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