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Research

Identità tra globale e locale attraverso il sistema dei media:

un'analisi visuale

Unità di ricerca di Bologna

 

Area Scientifico Disciplinare principale 14: Scienze politiche e sociali
Coordinatore Scientifico del programma di ricerca CIPRIANI Roberto
- Università Università degli Studi ROMA TRE
- Facoltà Facoltà di SCIENZE della FORMAZIONE
- Dipartimento/Istituto Dip. SCIENZE DELL'EDUCAZIONE
Titolo del programma di ricerca

La ricerca qualitativa: teorie, metodi ed applicazioni

Responsabile Scientifico dell'Unità di Ricerca FACCIOLI Patrizia
- Università Università degli Studi di BOLOGNA
- Facoltà Facoltà di SCIENZE POLITICHE II
- Dipartimento/Istituto Dip. SOCIOLOGIA

SETTORE principale dell'unità di ricerca: SPS/07


TITOLO del programma dell'unità di ricerca:

Identità tra globale e locale attraverso il sistema dei media: un'analisi visuale

 

Descrizione della Ricerca eseguita e dei risultati ottenuti

Nel primo anno di lavoro l'unità operativa ha portato a termine le fasi I e II del progetto. Dapprima si è approfondita la riflessione teorica sulla cosiddetta "società dell'immagine", dal momento che la ricerca si è mossa a partire da tre assunti. Il primo concerne la tensione tra flussi (economici, sociali e culturali) globali e le persistenze/rinascite di localismi. Le dinamiche e gli intrecci fra globale e locale hanno prodotto quel mix che tra gli studiosi viene definito, con un neologismo entrato ormai nei dizionari, il "glocale". Il secondo riguarda gli effetti della post-modernità sulle identità individuali e sociali. E anche su questo tema le riflessioni degli studiosi hanno da tempo abbandonato l'immagine parsonsiana della "bussola" per avvicinarsi dapprima a quella di patchwork: identità come puzzle, come mosaico, come continua ricerca di luoghi e ancoraggi per la definizione di sé, in modo provvisorio e reversibile. E poi, attualmente, sembrano emergere nuove forme di identità forti e l'esigenza di nuove forme di appartenenza, anche in un contesto di identità "aperta". E comunque gli ancoraggi (per l'identificazione o la differenziazione) sono sempre meno locali e sempre più globali e glocali. Il terzo infine riguarda la caratteristica della società post-moderna che vede il prevalere del linguaggio visuale sugli altri linguaggi. Se è vero, infatti, che il mondo sta diventando sempre più visuale, non c'è però molta chiarezza su cosa questo significhi per i suoi abitanti. In altri termini, sappiamo poco su come operino le immagini e quali effetti abbiano su chi le osserva. E mentre ormai possiamo contare su una letteratura piuttosto vasta sulla società delle immagini e sulla cultura visuale, c'è molto poco a livello di metodologia e ricerca empirica. Questo non tanto a livello di analisi semiotica delle immagini, quanto sui loro effetti sociali. Abbiamo quindi cercato di perfezionare le ipotesi (e quindi procedere empiricamente) per approfondire lo studio degli effetti sociali delle immagini (in modo particolare nei processi di costruzione delle identità). Che significa andare oltre lo studio degli effetti dei media (ampiamente tematizzato ed analizzato), per includere questi ultimi in un più ampio contesto che comprende tutte le dimensioni visuali della vita sociale.
Seguendo la letteratura recente del filone dei visual cultural studies, ci sono almeno cinque aspetti da considerare se si vuole riflettere sugli effetti sociali delle immagini. 1) Le immagini in sé possono essere potenti e deduttive. Pensiamo al concetto di punctum di Barthes. Le immagini possono "colpire" in un senso che può non coincidere con il senso che vi ha messo l'autore, e produrre quindi effetti imprevedibili. 2) Le immagini (che sono costruzioni sociali) producono, rendendole visibili, le differenze (di classe, di genere, di razza, ecc.). Si tratta di vedere in che modo. E si tratta anche di vedere che tipo di visione inducono. 3) La visione di un'immagine ha sempre luogo in contesti sociali particolari che ne mediano l'impatto: il tipo di visione indotta si inserisce in un insieme di pratiche sociali diverse che ne modificano i significati e gli usi. E i diversi modi di vedere un'immagine ne modificheranno gli effetti. 4) La visione di un'immagine avviene sempre anche in luoghi specifici che hanno regole e pratiche sociali diverse (il salotto di casa, la piazza, il grande magazzino, il cinema, il museo…). Le immagini si spostano continuamente e compaiono in luoghi diversi, che influenzano il modo in cui l'immagine è vista. 5) Infine, l'audience. I fruitori portano i loro modi di vedere, così che i significati vengono rinegoziati, fino anche al capovolgimento, da pubblici particolari in circostanze specifiche. Le immagini non hanno un vero e un falso. Hanno un'interpretazione inserita in pratiche e identità sociali. Su quest'ultimo aspetto si è focalizzata la seconda parte della nostra ricerca.
A partire da qui è stato possibile lavorare sull'ipotesi della ricerca, e cioè che i soggetti esperiscano le dinamiche globalizzanti e glocalizzanti in primis attraverso le loro manifestazioni visuali, che fanno parte del mondo quotidianamente "visto", e che tali dimensioni visuali rappresentino delle risorse importanti per la definizione (anche se provvisoria e reversibile) del sé individuale e sociale.
Parallelamente all'approfondimento teorico, il gruppo di ricerca si è impegnato nella produzione/raccolta di immagini in grado di tradurre i concetti di globale, locale e glocale nelle dimensioni visuali del mondo sociale in cui gli individui vivono, interagiscono e costruiscono significati. La produzione di immagini (fatte ad hoc, trovate sui muri, per le strade, sulla stampa, in tv, in internet) ha seguito la seguente classificazione allo scopo di coprire l'intera esperienza visuale delle persone nel loro quotidiano: dati visuali bidimensionali: fotografie, immagini video, segnali, insegne, manifesti, pubblicità, murales, ecc.); gli oggetti e i prodotti della cultura materiale in genere, considerati come dati visuali tridimensionali. In modo particolare il focus è sull'uso che le persone fanno di tali oggetti e come questi medino le pratiche sociali e la costruzione dei significati; i luoghi in cui le persone vivono e si muovono quotidianamente (dati visuali vissuti); infine, i dati visuali viventi: le persone, il corpo, l'abbigliamento, e in genere le interazioni sociali e la presentazione di sé.
Va precisato che tale classificazione è puramente analitica: le persone interagiscono in determinati spazi e ambienti, presentandosi in un certo modo e usando certi oggetti, e i luoghi e gli oggetti sono pieni di immagini bidimensionali (manifesti sui muri, immagini dentro la tv o sulle t-shirt, ecc.).
Il lavoro in questa fase è stato quindi soprattutto di osservazione e raccolta delle informazioni. Ciascun ricercatore ha codificato le immagini selezionate sulla base di una griglia costruita ad hoc per annotare come è stata raccolta l'immagine e in che periodo, il motivo della scelta, l'oggetto che mette in evidenza (denotazione) e gli elementi contenuti che possono essere messi in relazione al processo di costruzione dell'identità (connotazione). Ovviamente la classificazione delle immagini è stata almeno parzialmente influenzata dall'interpretazione deiricercatori, che hanno poi individuato, dopo un confronto intersoggettivo nel gruppo, quelle che sono stste considerate degli indicatori visuali delle ipotesi teoriche formulate.
Rispetto al progetto iniziale si è lasciata sullo sfondo l'analisi dei media visivi (TV, stampa, pubblicità), anche in considerazione del fatto che sono quelli maggiormente studiati dai sociologi delle comunicazioni di massa, per concentrare invece l'attenzione sulle dimensioni visuali del mondo sociale. Questa scelta ha reso il progetto, a nostro parere, più innovativo e lo ha caratterizzato maggiormente come ricerca di sociologia visuale. La metodologia non si è modificata: i ricercatori hanno condotto una ricerca sul campo fotografando tutto ciò che, nel contesto urbano, poteva essere considerato un indicatore dei concetti di globale, locale e glocale. In questo periodo è stato creato un sito (non pubblico) dove ciascun ricercatore poteva collocare le proprie immagini. Questo modo di procedere ha evidenziato la difficoltà di pervenire ad un accordo sulla definizione di un'immagine come indicatore (di globale, locale o glocale). Tuttavia, ha anche dimostrato, ancora una volta, che la mappa non è il territorio; categorie che funzionano sul piano analitico tendono a mescolarsi nella realtà concreta. Questo problema non ha tuttavia inficiato il progetto, dal momento che il suo focus era quello di cogliere le definizioni e le letture delle immagini da parte dei soggetti della ricerca.
Siamo così entrati nella fase II ("Costruzione di indicatori visuali di globalismo e localismo"), nella quale si è operata un'analisi del contenuto delle immagini raccolte che le ricollegasse alle ipotesi (cioè ai processi di costruzione dell'identità) e si sono quindi selezionate le immagini legate alle variabili che fanno parte degli elementi costitutivi dell'identità. Il materiale visuale (globale, locale e glocale) è stato quindi ulteriormente suddiviso nelle seguenti aree tematiche: 1) spazio/territorio (incluso lo spazio virtuale); 2) oggetti e consumi (cibo, musica, fruizione dei media); 3) corpo (abbigliamento, look, colore della pelle); 4) relazioni (l'altro, il gruppo, lo straniero); 5) religioni/ideologie (islam, eventi giubilari, manifestazioni). Da ciascuna area tematica sono state poi selezionate da 3 a 5 immagini, che rappresentano gli indicatori visuali che compongono la traccia di intervista, da usare nella fase successiva della ricerca.
A lato di questo lavoro, un sottogruppo di ricercatori ha costruito una griglia per l'analisi del contenuto di foto prodotte da 80 studenti universitari americani che hanno trascorso un semestre nel campus romano della Duquesne University (Pittsburgh, PA), ai quali era stato chiesto di scattare delle foto per rappresentare le dimensioni visuali della realtà italiana che consideravano "globali" e quelle che invece erano per loro totalmente locali. Lo scopo era quello di confrontare le immagini dei ricercatori (punto di vista interno alla cultura italiana) con quelle "dello straniero", e quindi vedere la nostra cultura da un punto di vista esterno.
A questo punto il gruppo di ricerca era pronto per la fase III del progetto. È stata messa a punto una traccia di intervista costituita da 19 immagini. Le foto 1-4 erano mirate a sondare la categoria dell'appartenenza in una dimensione locale, europea, globale e di spazio personale. Le foto 5 e 6 sondavano la categoria di consumo alimentare come indicatore di appartenenza locale, globale e glocale (secondo le teorie del consumo comunicativo). Le foto 7-11 sondavano la dimensione dell'appartenenza dal punto di vista del "vedere" e dell'essere visto: il tatuaggio come esempio di indigenizzazione, l'abbigliamento "globale" dei giovani, e l'abbigliamento che mostra l'appartenenza etnica, il colore della pelle e il consumo culturale di pratiche globali (break dance). Le foto 12-14 sondavano i consumi mediali all'interno di un contesto globale. Infine le foto 15-19 erano mirate a sondare i rapporti interculturali e interetnici nella cornice di appartenenze ideologiche e/o religiose.

 

Sono state condotte 100 interviste in profondità ad adolescenti italiani e immigrati: i giovani italiani, attori sociali che più di altri si misurano esplicitamente, a volte in modo consapevole, con i processi di globalizzazione ed innovazione, divenendo in questo senso pionieri dei mutamenti culturali e veicolo di trasmissione intergenerazionale; e i giovani di origine immigrata, di ampiezza crescente in tutti i paesi europei, portatori emblematici di nuovi processi di ibridazione delle culture e delle appartenenze.
provenienza o in quello di arrivo, quanto piuttosto fattori di trasversalità importanti nel mondo giovanile, pur con differenti possibilità di accesso da parte dei diversi gruppi sociali.
In particolare a Bologna, nel 2003, il 13,1% delle nascite risulta essere di cittadinanza non italiana, mentre il 9,4% dei minorenni cittadini è rappresentato da minori stranieri. Il fenomeno migratorio non è certamente nuovo e ha interessato, ancor prima delle popolazioni straniere, famiglie e persone italiane che si sono spostate da una regione all'altra d'Italia. A Bologna, le famiglie provenienti dalle regioni del sud d'Italia costituiscono un altro gruppo consistente e ormai consolidato che si è stabilizzato sul territorio. La costruzione dell'identità nelle nuove generazioni avviene dunque in uno scenario in continuo cambiamento che vede, oltre allo spostamento fisico delle persone, forti influenze da parte dei media. Per gli stranieri immigrati, la fase adolescenziale si presenta particolarmente problematica in quanto le famiglie e i ragazzi si trovano a dover fare i conti con riferimenti socio-culturali anche molto differenti tra di loro, in particolare quelli propri del Paese di origine e quelli del luogo in cui emigrano. Altri elementi, come la musica, l'abbigliamento, certi alimenti, lo sport rappresentano punti di riferimento non collocabili nel paese di di provenienza o in quello di arrivo, quanto piuttosto fattori di trasversalità importanti nel mondo giovanile, pur con differenti possibilità di accesso da parte dei diversi gruppi sociali. La molteplicità di ambiti nei quali gli adolescenti possono giocare ruoli e comportamenti porta ad ipotizzare la costruzione di pluri-appartenenze, piuttosto che di una unica o doppia appartenenza.
In questa prospettiva, l'unità di ricerca di Bologna ha voluto cogliere le influenze che i processi di globalizzazione e di localismo hanno nella costruzione dell'identità, rivolgendo una specifica attenzione alle problematiche migratorie.
Le 100 interviste ad adolescenti di entrambi i sessi e di età compresa tra i 14 e i 18 anni sono state raccolte a Bologna, Modena, Reggio Emilia, Cesena, Faenza e Milano. A queste interviste si sono aggiunti quattro focus group con gruppi di adolescenti, due con classi maschili e due con classi femminili (circa 20-25 alunni per classe) di un Istituto professionale di Carpi, alle quali sono stati proposti i medesimi stimoli fotografici.
La traccia di intervista è stata così costruita tenendo a mente l'obiettivo specifico della ricerca, vale a dire l'analisi dei processi di costruzione dell'identità individuale nello scenario della globalizzazione.
Ciò significa, altrimenti detto, che le foto-stimolo sono state selezionate per rappresentare tale scenario, nelle sue dimensioni visuali che costituiscono l'esperienza di vita quotidiana dei nostri soggetti.
L'adolescenza e la giovinezza sono fasi della vita cruciali per la costruzione dell'identità individuale. La letteratura in argomento fornisce ampi spunti per ancorare la tematica dell'identità alle caratteristiche della postmodernità quali l'incertezza, la "liquidità", l'inconsistenza, l'impossibilità del progetto, la pluralizzazione dei mondi della vita, la fluttuazione. Un altro aspetto che è particolarmente legato alle dinamiche tra globale e locale, è quello delle differenze/ appartenenze etniche. Questo fenomeno può essere letto da vari punti di vista. Uno è legato alla globalizzazione che ha al suo interno una componente omogeneizzante che tende all'imposizione dei modelli dominanti occidentali sugli altri paesi. Un secondo aspetto è legato alla già citata incertezza e mancanza di punti fissi e appartenenze stabili nella nostra epoca, è questo il caso della ripresa e riaffermazione, talora posticcia e reinventata, di identità etniche e territoriali che servono a vincere l'insicurezza e a crearsi un'identità più stabile. Un terzo aspetto è legato ai processi migratori, costantemente in aumento, che portano all'incontro e alla convivenza di individui portatori di culture diverse e spesso a disagi, incomprensioni e problemi nel rapporto tra gli abitanti del paese ospitante e gli immigrati.
Si è proposto all'intervistato un'input iniziale in cui gli si spiegava che gli sarebbero state mostrate alcune fotografie che rappresentano vari aspetti del nostro mondo e che avrebbe dovuto spiegarli a un alieno, un extraterrestre, comunque a una persona venuta da un altro mondo, che non conosceva ciò che era rappresentato nelle fotografie. L'intervistato quindi non avrebbe dovuto dare nulla per scontato niente nelle sue spiegazioni e poteva naturalmente esprimere opinioni e fare collegamenti tra ciò che vedeva e la sua esperienza personale.
Le foto venivano fatte vedere una alla volta, lasciando l'intervistato completamente libero di dire ciò che gli venisse in mente osservando la fotografia. L'intervistatore avrebbe potuto fare delle domande per stimolare l'intervistato poco loquace (colpo di sonda), oppure per approfondire elementi interessanti che fossero emersi, o ancora se si fosse andati troppo fuori argomento rispetto allo stimolo proposto, altrimenti si lasciava completamente libero l'intervistato di dire ciò che pensava e di parlare quanto avesse voluto sopra a ciascuna fotografia. Si è cercato quindi di andare nella direzione di una traccia che riducesse al minimo la direttività. Le interviste sono state tutte registrate e successivamente trascritte su file.
Tra le foto proposte due, volte ad indagare l'appartenenza locale (una foto-cartolina che rappresenta la città dove viene condotta l'intervista e una che rappresenta il cibo tipico), venivano cambiate a seconda del luogo si teneva l'intervista. Sono state messe a punto tre griglie per l'analisi del contenuto delle interviste, nelle quali la categoria dell'identità veniva incrociata -per tutte le dimensioni approfondite con le foto-stimolo collocate in ordinata- con quelle di appartenenza (locale, globale, di gruppo, ecc.) di consumo comunicativo e di atteggiamento verso la diversità. Le categorie collocate in ascissa si riferiscono ai concetti teorici riferibili all'interpretazione dell'identità nel contesto delle tre diverse dimensioni.


 

 

 

Le griglie sono state progettate e predisposte per una codifica che consentisse l'immissione dei dati utilizzando il software per l'analisi qualitativa NVIVO 7, che consente un procedimento compatibile con l'approccio teorico-metodologico della grounded theory. L'utilizzo di tale software è anch'esso da considerarsi un prodotto della ricerca, in quanto la scelta è stata determinata dalla partecipazione al seminario organizzato dal coordinatore nazionale a Roma (30 settembre 2005) con il professor Richards, sociologo e coautore del programma, a cui ha fatto seguito il seminario della professoressa Patrizia Martin, della Florida State University, dal titolo "Grouded Theory in Practice" (Roma, 3 marzo 2006).
Sono stati immessi nel programma anche una serie di dati oggettivi (attributes) che si incrociato con i contenuti qualitativi. Il software NVIVO 7 ha consentito anche l'immissione delle foto-stimolo, così che è stato possibile triangolare i dati qualitativi, oltre che con gli attributi, con lo stimolo, allo scopo di verificare, dal punto di vista metodologico, quanto lo stimolo visuale abbia centrato le tematiche della ricerca
Le tre griglie corrispondono dunque ai principali ambiti di analisi del materiali raccolto con le interviste,
i quali a loro volta sfociano in quattro rapporti che vanno a coincidere con quattro dei sei capitoli del volume che l'unità di ricerca di Bologna sta preparando per la pubblicazione.
Il rapporto finale è costruito allora come segue:
1. Introduzione: la costruzione dei significati e delle identità nella società dell'immagine, in un contesto in cui dimensioni visuali globali e locali si incontrano e si sovrappongono, producendo una realtà sociale che si manifesta visualmente come mixité (o come glocalismo).
2. La costruzione dell'identità giovanile tra appartenenza, non appartenenza e pluri-appartenenza: analisi dei "luoghi" simbolici privilegiati per la definizione di sé all'interno della tensione fra globale e locale. I luoghi (gli ancoraggi) possono essere individuati nel gruppo amicale, nel genere, nella famiglia,nell'ideologia,nella religione, nella politica, così come nella comunità, nella nazione, o in una dimensione plurima e sopranazionale.
3. La costruzione dell'identità attraverso il consumo nella sua valenza di linguaggio capace di veicolare i significati che gli individui gli attribuiscono. Il consumo rappresenta una dimensione fondamentale nella società contemporanea dove gli individui ricoprono innanzitutto,il ruolo di consumatori e attraverso i consumi definiscono identità e appartenenze, allo stesso modo in cui definiscono le differenze culturali. Si analizza quindi il consumo (relativo a cibo, corpo/look, cultura, media e tecnologie, consumi dei migranti e ideologie) nel suo rapporto tra globale e locale (omogeneizzazione e differenziazione).
4. La costruzione dell'identità e la visione dell'altro, ovvero gli atteggiamenti razzisti (in entrambe le direzioni degli italiani verso i giovani immigrati e viceversa). Dalla piena accettazione, alla tolleranza, fino al rifiuto esplicito: qui la costruzione dell'identità può avvenire per differenza (con spinte al localismo) ovvero per arricchimento e pluri-appartenenza. L'ambito della pluri-appartenza è quello che sembra emergere come centrale dall'analisi del materiale.
5. Il territorio come dimensione che interviene nella costruzione dell'identità giovanile. Dalle interviste emerge un'interazione trasversale tra la dimensione territoriale e le altre (appartenenza, consumi, razzismo). Nel processo di costruzione dell'identità giovanile il territorio assume sfacettature differenti: possono essere gli spazi "classici", come il luogo di ritrovo dei ragazzi dopo la scuola o quello dello studio o dello svago in famiglia, ma anche i nuovi spazi virtuali ed "effimeri" del consumo, del turismo e dei nuovi media che sono diventati anch'essi territori e luoghi di interazione e di costruzione dell'identità.
6. Il percorso metodologico della ricerca: l'approccio della grounded theory e il software NVIVO

 

 

Accesso al materiale usato per la ricerca ed elaborato tramite Nvivo